Coltivazione

campo coltivato ad aglio rosso

L’aglio rosso di Sulmona (bulbi della specie Allum sativum L bioptripo Rosso di Sulmona), è prevalentemente coltivato nei territori della Valle Peligna che circondano Sulmona, nel cuore dell’Abruzzo montano.
Nella rotazione colturale l’aglio deve rispettare un turno di 4-5 anni, allo scopo di ridurre le infestazioni del nematode Ditylenchus Dipsaci. Ottima per la precessione dei cereali, è da escludere l’avvicendamento con leguminose, altre liliacee, erba medica.
Il trapianto dei bulbilli è effettuato normalmente nella seconda metà di dicembre, con un periodo utile molto ampio che va da novembre a gennaio. In relazione alle infestazioni di funghi ipogei è utile la concia dei bulbilli in presemina.
La densità di piantagione varia fra le 15 e le25 piante/mq, con distanze tra le file di 40-50 cm e 10-20 cm sulla fila. Nella concimazione vengono distribuiti mediamente 100-120 kg/ha di azoto, 60-100 di fosforo e 80-100 di potassio. È utile distribuire i concimi azotati soltanto in copertura, possibilmente frazionandoli in 2-3 volte: 1/3 alla ripresa vegetativa di fine febbraio-marzo, 1/3 in piena attività vegetati quando si ha la formazione del bulbo con la differenziazione dei bulbilli (aprile); 1/3 prima dell’emissione dello scapo floreale (maggio), dopo la quale si ingrossa il bulbo.
In relazione all’alto contenuto di composti solforati del prodotto, è utile l’impiego di concimi contenenti zolfo. Sono necessari, in relazione all’andamento climatico, 2-3 interventi irrigui, da maggio in poi, per assicurare l’ingrossamento del bulbo; le irrigazioni vanno sospese 10-15 giorni prima del raccolto, per favorire la conservabilità del prodotto.

La difesa antiparassitaria richiede, in relazione all’andamento climatico e con l’ausilio di trappole-test, interventi per il controllo della mosca e della ruggine fogliare.

Nella terza decade di maggio-prima settimana di giugno si effettua l’asportazione degli scapi fiorali. L’operazione si rende necessaria per permettere l’ingrossamento del bulbo ed anche per consentire la lavorabilità del prodotto sotto forma di treccia. Lo scapo fiorale infatti lignificherebbe, rendendo particolarmente difficoltosa la lavorazione, ma quest’ operazione laboriosa viene compensata dall’utilizzo delle zolle come saporitissime conserve. La raccolta cade tra la fine di giugno e la prima settimana di luglio. La resa media per ettaro oscilla sui 90-100 q/ettaro di prodotto fresco e 65-70 q di prodotto essiccato. Il prodotto viene essiccato, per consentire la conservazione di lungo periodo.

La“cura” prevede un periodo di esposizione al sole di 10-15 giorni e, prima che l’apparato fogliare sia completamente secco e friabile, il prodotto viene lavorato prevalentemente in trecce (la cosiddetta “certa”).
Tradizionalmente vengono confezionate trecce doppie di 50, 54 o 58 teste, lunghe circa 60-70 cm e del peso di 1,8-3,2 Kg; si confezionano anche trecce singole di 20, 25 o 29 teste. I bulbi di dimensioni minori, quelli parzialmente danneggiati (rottura delle tuniche esterne, ecc.) possono essere commercializzati anche sotto altre forme (cestini, sacchetti, retine).